Anzolo Lion

Cit.ne.  dal  Libretto Del Monastero Giugno 2016

“Un’artistica sorpresa di primavera”

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Vivere in monastero, anche dopo tanti anni, riserva sempre qualche piacevole sorpresa “artistica”. Complice un raggio di sole venuto improvvisamente a illuminare l’angolo di un quadro che, appeso da tempo a una parete,
rivela la presenza di una firma mai notata.

La tela in questione, posta nel dormitorio  dell’Immacolata, raffigura la B.V. Maria degli Angeli con S. Benedetto e S. Francesco. La firma si trova sulla base della colonna a destra, dietro l’Assisiate: ANZOLO LION F.(ecit). Del pittore Angelo Lioni (o Leone), veneziano, si hanno poche notizie. Nel volume I Pittori Bergamaschi. Il Seicento II, (non sappiamo se sono stati fatti ulteriori studi) Mariolina Olivari specifica che il catalogo del Lioni conta solo quattro opere conosciute, due delle quali site in territorio bergamasco. Quindi la nostra tela di modeste dimensioni (cm 84 x 64) sarebbe la quinta. A differenza del S. Giacomo conservato ad Averara datato 1621 e La Vergine del Suffragio con Santi e donatore del 1627 di Cadelfoglia (Brembilla) il nostro quadro non porta la data, ma probabilmente appartiene allo stesso periodo quando, come ipotizza la Olivari, Lioni abbandona Venezia per l’entroterra “a caccia di lavoro in provincia (certo più facile da trovare per una figura di secondo piano come lui che non nell’affollata ed esigente capitale)”. Dato il soggetto illustrato, è ipotizzabile che la tela non sia pervenuta dall’esterno, come dote ad esempio, ma la commissione sia stata fatta direttamente dal monastero. La Legenda antiqua Sancti Francisci racconta come Francesco fosse alla ricerca di una chiesetta povera dove accogliere i suoi nuovi frati ed avere un luogo idoneo alla preghiera comune. Saranno l’Abate e monaci benedettini al Subasio a donare loro la chiesa di S. Maria degli Angeli alla Porziuncola, con la sola clausula di considerarla per sempre la culla del nuovo Ordine. Per volontà dello stesso San Francesco tuttavia da allora ogni anno il 21 marzo (festa del Transito di San Benedetto) i frati consegnano come simbolica “quota d’affitto” un cesto di pesci che i monaci ricambiano fraternamente con dell’olio d’oliva. Questo spiega l’accostamento dei due Santi Fondatori, in contemplazione della Vergine e del Bambino benedicente sorretti da un gruppo di angeli in volo, e sullo sfondo paesaggistico un edificio simboleggiante la chiesetta donata. Il tocco pittorico del Lioni, come effettivamente conferma la Olivari, richiama riferimenti “tintoretteschi” in particolare nel gruppo degli Angeli con la Vergine, quasi un bozzetto dai colori vivi e brillanti, così come nelle “positure manierate” dei due Santi.

Certo questo dipinto non’è un opera minore del periodo florido del 1600.  Questo artista  (Bassanese) dovrebbe essere approfondito come studio per conoscere meglio le sue opere e il suo percorso artistico tra Venezia, il Lariano e  la Bergamasca.(Pittura tardo Manierismo Bresciano e Bergamasco).

Anzolo Lion

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